DL Liquidità. PMI schiave o aiutate dalle banche? 

Ieri è stato approvato il dl liquidità che dà sostegno per 400 miliardi alle piccole, medie e grandi imprese sul territorio nazionale in tempi di crisi economica da coronavirus.

Il popolo di esperti su Facebook si è già scatenato in merito sentenziando che:

  • In Germania i fondi a disposizione delle aziende sono a fondo perduto e 5 volte superiori ai nostri (ma loro non pagano i debiti di guerra),
  • In Svizzera basta compilare un solo modulo (e i soldi te li portano al tavolo insieme ad una barretta di cioccolato fondente),
  • Ci stanno fregando perché questo che le banche offrono non è aiuto di Stato ma debito (e dovremmo magari anche restituirlo),
  • Se ci fosse ancora la Lira stampavamo moneta e invece ci hanno tolto la sovranità (e adesso vogliono comprarci il Colosseo messo all’asta).

Al dì la di queste panzane, che possono anche in parte nascondere delle sottili verità, se mi conosci sai che cerco sempre di accantonare le polemiche sterili e concentrarmi sul quello che di VERO e CONCRETO si può fare se hai una PMI.

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha definito questa manovra “un vero e proprio bazooka di liquidità che porta a più di 750 miliardi il credito mobilitato”. Ora questa definizione mi sembra un po’ eccessiva.

Vero che la liquidità messa sul piatto non è poca ma forse questo Ministro non conosce la differenza tra plafond stanziato e plafond erogato.

Un po’ come l’imprenditore che si vanta del fatturato in crescita senza capire che, finché non lo incassa e il lavoro si trasforma in soldi, la partita non è per niente vinta.

Dal dire al fare c’è di mezzo il mare.

La garanzia dello Stato che copre l’80% dei finanziamenti destinati alle Piccole e medie imprese esiste da sempre.

Plafond dedicati, strumenti di finanza agevolata, sospensione delle rate dei finanziamenti, per chi fa il mio lavoro, non sono una grande novità.

Il vero scoglio, e penso succeda anche questa volta, è sempre uno solo:

ANDARE IN BANCA E FARSELI DARE (QUESTI BENEDETTI SOLDI).

Quindi di fatto cosa cambia rispetto al passato con questo nuovo decreto?

Vediamolo nel dettaglio.

 

Garanzia di Stato attraverso Sace.


Le misure adottate prevedono garanzie da parte dello Stato per 200 miliardi, concesse attraverso Sace in favore di banche che effettuino finanziamenti alle imprese di ogni dimensione. In particolare, la garanzia coprirà tra il 70% e il 90% dell’importo finanziato, a seconda delle dimensioni dell’impresa, ed è subordinata a una serie di condizioni tra le quali l’impossibilità di distribuzione dei dividendi da parte dell’impresa beneficiaria per i successivi dodici mesi e la necessaria destinazione del finanziamento per sostenere spese ad attività produttive localizzate in Italia. Possiamo tranquillamente dire che la garanzia al 90% copre gran parte delle nostre piccole e medie imprese visto che il limite per l’abbassamento tocca aziende con più di 5000 Dipendenti e fatturato inferiore a 1,5 miliardi di Euro.

ATTENZIONE: L’importo della garanzia non potrà superare il 25% del fatturato registrato nel 2019 o il doppio del costo del personale sostenuto dall’azienda.

Questa misura prevede per le Piccole e medie imprese, anche individuali o Partite Iva, 30 miliardi di plafond ma, l’accesso alla garanzia rilasciata da Sace, sarà subordinato alla condizione che le stesse abbiano esaurito la loro capacità di utilizzo del credito rilasciato dal Fondo Centrale di Garanzia.

Considerando che il valore medio di garanzia che il Fondo Centrale di Garanzia rilasciava per partita iva ammontava a 2,5 milioni di Euro possiamo tranquillamente sostenere che questo plafond interesserà grandi aziende (e saranno le stesse banche ad indirizzarle o no su questo plafond).

 

Fondo centrale di garanzia per le Pmi.

Più interessante risulta invece il plafond del Fondo Centrale, strumento usato dalle banche (e che esiste ormai da oltre 20 anni) per il quale viene disposto un ulteriore potenziamento.

In questo caso i distingui vengono fatti in funzione dell’importo richiesto.

Sono infatti ammessi al Fondo con copertura al 100%, e senza procedura di valutazione da parte del medesimo, i nuovi finanziamenti di durata massima di 6 anni a favore di PMI e piccoli professionisti, per un importo massimo di 25.000 euro e comunque non superiore al 25% dei ricavi del beneficiario; il rimborso del capitale non decorre prima di 18 mesi dall’erogazione del prestito.

Il Fondo può ora concedere garanzie a titolo gratuito fino a un importo massimo di 5 milioni di euro anche alle imprese con numero di dipendenti inferiore a 499. L’estensione è quindi verso un plafond raddoppiato (prima la cifra massima era 2,5 milioni per P. Iva) e il limite dei dipendenti (che prima era quello definito all’interno della definizione di PMI ovvero 250 dipendenti).

La garanzia del fondo stesso è pari al 90% dell’importo mentre ultimamente, e in condizioni ordinarie, era stata ridotta al 60% in funzione del rating positivo dell’azienda e della finalità della richiesta.

Infine, per le imprese con ricavi fino a 3,2 milioni di euro, la garanzia concessa dal Fondo al 90% può essere cumulata con un’altra garanzia di un terzo soggetto, per ottenere prestiti con una garanzia del 100% su finanziamenti di importo massimo di 800.000 euro (e comunque non superiori al 25% dei ricavi del beneficiario).

Il Fondo – già ampliato dal decreto ‘Cura Italia’ (decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18) con 1,5 miliardi di euro – completa così la sua trasformazione in strumento a supporto della piccola e media impresa, a tutela di imprenditori, artigiani, autonomi e professionisti, nonché a salvaguardia dell’export e di tutti quei settori che costituiscono con le eccellenze del Made in Italy.

È inoltre previsto un forte snellimento delle procedure burocratiche per accedere alle garanzie concesse dal Fondo.

Questa non è notizia di poco conto dato che fino a ieri il vero limite dell’accesso al credito utilizzando questi mitigatori (Sace e FCG) erano proprio i tempi di perfezionamento che in alcuni casi superavano i 2 mesi di tempo.

Altro aspetto da tenere presente è che tale garanzia deve essere fornita GRATUITAMENTE.

Significa che la banca non deve farvi pagare, spesso succede attraverso altri soggetti giuridici, alcun importo per la richiesta di garanzia al Fondo Centrale.

Insistete su questo argomento e, se vedete che la banca non molla l’osso, CAMBIATE banca e cercatene una che procede all’accesso diretto al FCG senza intermediazione.

In alcuni casi infatti le commissioni subdole arrivano al 2% dell’importo del finanziamento per la gestione di una richiesta che – fidatevi – impegna un operatore credo massimo un quarto d’ora.

Ultimo aspetto, con la garanzia al 100%, le maglie di concessione dovrebbero premiare situazioni che fino a ieri, per colpa del rating negativo, non avevano possibilità di accedere al credito.

 

Sostegno all’export.

Il decreto potenzia anche il sostegno pubblico all’esportazione, per migliorare l’incisività e tempestività dell’intervento statale. L’intervento introduce un sistema di coassicurazione in base al quale gli impegni derivanti dall’attività assicurativa di Sace sono assunti dallo Stato per il 90% e dalla stessa società per il restante 10%, liberando in questo modo fino a ulteriori 200 miliardi di risorse da destinare al potenziamento dell’export e la diffusione del Made in Italy.

L’obiettivo è di consentire a Sace di far fronte alla crescente richiesta di assicurare operazioni ritenute di interesse strategico per l’economia nazionale che la società non avrebbe altrimenti la capacità finanziaria di coprire.

Uscire infatti dal mercato domestico dove mi pagano a 90/120 giorni riduce l’utilizzo degli affidamenti bancari, gli oneri che bisogna pagare a queste ultime e migliora il rating della tua Piccola e media impresa.

In questi casi assicurare il proprio credito su mercati nuovi è inoltre quanto meno doveroso.

Continuità delle aziende.


Il decreto prevede una serie di misure finalizzate ad assicurare la continuità delle imprese nella fase dell’emergenza, con particolare riguardo a quelle che prima della crisi erano in equilibrio e presentavano una regolare prospettiva di continuità aziendale.

Significa in primis che se prima di questa emergenza non eri regolare nei pagamenti non puoi approfittare della situazione, buttarti nella mischia ed accedere a questi plafond.

Tale intervento avviene in sede di redazione del bilancio in corso, valutando i criteri di prudenza e di continuità alla luce della situazione emergente dall’ultimo bilancio chiuso; disattivando le cause di scioglimento societario per riduzione o perdita del capitale sociale.

Una sorta di condono temporaneo per “giusta causa” che mette un freno alle regole sulla nuova legge per la gestione della Crisi d’Impresa ( Dlgs 14/2019).

 Possiamo quindi affermare che il tanto temuto ed atteso controllo (costo) del revisore, che segnala all’OCRI il deterioramento di alcuni parametri, viene rimandato a data da destinarsi.

Accanto a queste due misure a protezione diretta della società se ne affianca una terza che è volta a favorire il coinvolgimento dei soci nell’accrescimento dei flussi di finanziamento verso la società, disattivando in questa fase i meccanismi che in via ordinaria li pongono in secondo piano rispetto ai creditori.

Di fatto il rafforzamento patrimoniale diretto fatto dai soci sarà maggiormente tutelato rispetto al passato.

Vi sono poi misure che riguardano la disciplina del fallimento e che, nell’insieme, sono volte in questa fase a:

  • sottrarre le imprese all’apertura del fallimento e alle altre procedure fondate sullo stato di insolvenza, sino a quando durerà l’emergenza;
  • sterilizzare il periodo dell’emergenza ai fini del calcolo delle azioni a tutela dei creditori (quindi quando il periodo emergenziale sarà passato, i creditori potranno se del caso proporre le azioni revocatorie).

Vengono, per dovere di cronaca, nel nuovo decreto anche citate le nuove norme sul golden power utili per proteggere le aziende italiane dalle scalate ostili da parte di gruppi stranieri.

Per un anno di fatto viene rafforzata la normativa che permette allo Stato di interporsi a tentativi di acquisizioni di aziende italiane strategiche.

In questo momento è infatti necessario ricomprendere nella protezione statale settori che risultano decisivi per lo sviluppo del sistema Paese e ampliare l’ambito di applicazione a livello europeo. La priorità è tutelare gli interessi nazionali da ogni mira speculativa.

 

Misure fiscali e contabili.

Si interviene infine con norme utili a salvaguardare il cash flow delle aziende attraverso norme urgenti per il rinvio di adempimenti fiscali e tributari da parte di lavoratori e imprese. Questa attività si integra con le azioni già messe in campo per sospendere di fatto tutti i finanziamenti in essere e che ho descritto in questo mio ultimo articolo che trovi qui.

In particolare, si prevede la sospensione dei versamenti di Iva, ritenute e contributi per i mesi di aprile e maggio, in aggiunta a quelle già previste con il Cura Italia.

Nel dettaglio:

  • IVA, ritenute e contributi sospesi per soggetti con calo di fatturato di almeno il 33% per ricavi/compensi sotto i 50 milioni e di almeno il 50% sopra tale soglia;
  • sono sospesi in ogni caso i detti versamenti per i soggetti che hanno iniziato ad operare dal 1° aprile 2019;
  • per i residenti delle 5 province più colpite (Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Piacenza), sospensione versamento IVA se calo del fatturato di almeno il 33% a prescindere dalla soglia di fatturato dei 50 milioni;
  • ripresa dei versamenti a giugno, con la possibilità di rateizzazione in 5 rate.
  • La sospensione delle ritenute d’acconto sui redditi da lavoro autonomo prevista dal decreto “Cura Italia” viene estesa anche alle scadenze di aprile e maggio.

È esteso al 16 aprile il termine per i versamenti in scadenza il 20 marzo scorso e la scadenza per l’invio della Certificazione Unica è stata prorogata dal 31 marzo al 30 aprile.

Inoltre esiste un credito d’imposta al 50% per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro allargato anche all’acquisto dei dispositivi di protezione individuale, mascherine e occhiali.

A questo si unisce un meccanismo che permette la riduzione degli affitti, trattata direttamente con il proprietario, attraverso la compilazione del modello 69 unito alla prospettiva di avere crediti d’imposta futuri per gli affitti commerciali non corrisposti.

Ora che piaccia o non queste sono le misure a disposizione delle piccole e medie imprese.

Soldi a babbo morto non ce ne sono.

Ora puoi scegliere se lamentarti su Facebook e chiedere consiglio a tuttologi o professori che hanno frequentato l’Università della vita o fare il tuo dovere per prenderti parte di questi 400 miliardi.

Perché come in ogni rapporto, anche in questo caso, anche in questa emergenza, ognuno deve fare la sua parte.

Per accedere a questi strumenti dovrai lavorare sul tuo rapporto banca.

Al dì la dei proclami del Governo non sarà facile perchè le aziende che faranno richiesta saranno davvero tante mentre il personale in banca sarà ad orario ridotto.

Il Governo possiamo dire che ha caricato la bomba ma a te resta la responsabilità di far scattare la miccia.

Viceversa, e te lo dico con il cuore in mano, questi soldi resteranno nelle casse delle banche come successo in passato.

Cosa devi in concreto fare avere soldi dalle banche in fretta, senza garanzie, con procedure di delibera a maglie più ampie e a prezzi stracciati?

Regola numero 1.

Usa questo tempo relativamente di fermo per presentarti con un bilancio chiuso al 31/12/2019.

La banca vorrà dei dati aggiornati e se gli ultimi ufficiali sono al 31/12/2018 capisci che la possibilità che ci sia un rallentamento nella tua richiesta (o tu non venga ascoltato) esiste oggi che siamo al 7 aprile 2020? Se proprio non riesci prepara una bozza semi definitiva e dai qualche indicazione in merito ai primi mesi del 2020.

Regola numero 2.

Chiedi una cifra che effettivamente ti serve.

Non sparare 100 per ottenere 50. Essendo soldi che comunque dovrai rimborsare avere coscienza di quello che si chiede è una strategia vincente che trasferisce alla banca un senso di serietà ed affidabilità.

 

Regola numero 3.

Chiarisci quanto del finanziamento ti servirà per finanziare gli attivi (che genereranno cassa) e quanto i passivi.

Questo perché la banca sa benissimo che se finanzi dei debiti con altri debiti (e non presenti prospettive attive di rilancio) la possibilità che la situazione migliori e tu sia capace di restituire il denaro prestato è praticamente nulla. Unisci alla tua richiesta note circa le politiche di spending review, politiche di marketing e soluzioni nuove che possano dimostrare che i margini della tua impresa saranno, dopo questa guerra che ci è capitata tra capo e collo, meglio attenzionati.

PS: Certo un Business plan con una Worst case e Best case all’interno del quale inserisco la cifra esatta che richiedo sarebbe davvero il massimo.

Queste 3 regole, che sembrano banali, se non applicate rallenteranno il processo, ti porteranno a dover magari cedere al ricatto del tasso non linea con il decreto o a dover rilasciare garanzie personali a latere.

Ti porteranno a non poter sfruttare quello che oggi viene offerto dalle banche, ti porteranno a rivivere quello che già normalmente succede per tutte le aziende che non investono sul miglioramento del proprio rating e non sono dalle banche finanziate.

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Nella speranza che questo articolo ti sia stato d’aiuto di chiedo di condividerlo con chi potesse esserne interessato.

Lascia un tuo commento in fondo alla pagina se l’hai trovato interesste.

A presto.

Dott. Tescari.

 

 

 

 

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